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50 ANNI DI SACERDOZIO DI DON SANTINO

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(Ripreso da Toscana Oggi del 21 Marzo 2021)

Il 28 febbraio 1971 fu ordinato nella chiesa di S. Giovanni Battista.

Arrivò a Prato per un singolare «scambio» con la sua diocesi

Don Santino di Maliseti.

Come per i frati francescani, che un tempo facevano seguire al loro nome la località di provenienza, anche per il sacerdote può valere senz’altro questa dicitura. Perché, a Prato, don Santino Brunetti è conosciuto per essere il parroco di San Giovanni Battista a Maliseti, frazione e comunità parrocchiale cresciuta insieme a lui.

Questa domenica, 28 febbraio, don Santino festeggia cinquant’anni di ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1971 proprio nella chiesa di Maliseti da poco consacrata, dove allora era in servizio come diacono. Dopo essere diventato prete, per le mani di monsignor Pietro Fiordelli, è stato per quattro anni vice parroco a Vaiano e poi nel 1975 è stato nominato alla guida della giovane parrocchia di Maliseti, staccatasi da Chiesanuova nel 1966.

«Ho potuto vivere la crescita del paese e della parrocchia, non solo dal punto di vista demografico», ha sempre raccontato don Santino.

Nato a Massalengo, a cinque chilometri da Lodi, il 27 dicembre 1943, Santino Brunetti viene da una tipica famiglia lombarda: numerosa e autenticamente cattolica. Il padre lavorava come casaro e morì all’età di 49 anni lasciando la moglie e sette figli. Quando avvenne la disgrazia, Santino aveva 16 anni e così iniziò a lavorare come falegname per aiutare la madre vedova. Era iscritto come tanti ragazzi di quel tempo all’Azione Cattolica e inparticolare frequentava la casa della gioventù a Lodi. L’assistente e padre spirituale dei giovani era don Bassano Staffieri, un sacerdote che poi diventerà vescovo, prima di Carpi e poi di Spezia-Sarzana-Brugnato.

«Don Staffieri era un grande amico di Fiordelli – racconta don Santino – e quando l’allora vescovo di Prato si impegnò a inviare a Lodi tre Spigolatrici chiese in cambio tre preti per la sua Diocesi che in quegli anni si stava ingrandendo e aveva bisogno di aumentare il clero».

Così quando il giovane Santino inizia a maturare la propria vocazione gli viene prospettata la possibilità di andare a Prato, il cui Seminario era aperto alle cosiddette «vocazioni adulte». «A quel tempo solo Trento, il seminario ambrosiano di Venegono e Prato accettavano questo tipo di vocazioni, ma se i primi due chiedevano che il candidato avesse almeno il diploma delle scuole superiori, Prato invece accettava tutti. E così arrivai qui», dice ancora il parroco di Maliseti.

Don Santino non è l’unico seminarista lodigiano ad essere venuto a Prato, prima di lui arrivarono qui don Angelo Rancati, parroco di Viaccia, don Pio Biasin, che poi è andato a Roma, e il compianto don Renato Chiodaroli, che è stato parroco a Canneto e assistente degli scout. «Allora non sapevo di questo “scambio”, l’ho scoperto dopo – dice sorridendo don Santino –.

Don Staffieri ci propose di venire a Prato e io accettai volentieri. Ecco come sono arrivato qui. E poi a Lodi non ci avrebbero fatto entrare in Seminario, non volevano le “vocazioni adulte”, lì c’è un detto che dice: la pianta storta quando è vecchia non si raddrizza». Ma noi a Prato sappiamo bene che non è così perché i tanti seminaristi arrivati a partire dai primi anni Sessanta a Prato dalla Lombardia, in particolare da Bergamo, sono poi diventati sacerdoti che hanno fatto e stanno facendo la storia della nostra diocesi.

Tornando a don Santino, chi lo conosce sa che è un uomo concreto, per anni ha diretto la Caritas diocesana e da tempo si occupa della pastorale dei migranti e non ama festeggiamenti, né essere celebrato. Complice il periodo che stiamo vivendo, non sono dunque in programma iniziative in occasione dello speciale anniversario, ma la comunità parrocchiale, tramite il nostro giornale, desidera fare gli auguri a don Santino per il suo giubileo sacerdotale e ringraziarlo per il suo instancabile impegno a Maliseti 

A seguire gli auguri sinceri e scherzosi insieme, indirizzati a don Santino dalla comunità parrocchiale in occasione della ricorrenza.

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