La Nostra Chiesa

La nostra missione

L’odierna pagina evangelica (cfr Lc 10,1-12.17-20) presenta Gesù che invia in missione settantadue discepoli, in aggiunta ai dodici apostoli. Così questo invio prefigura la missione della Chiesa di annunciare il Vangelo a tutte le genti. A quei discepoli Gesù dice: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Questa richiesta di Gesù è sempre valida. Sempre dobbiamo pregare il “padrone della messe”, cioè Dio Padre, perché mandi operai a lavorare nel suo campo che è il mondo. E ciascuno di noi lo deve fare con cuore aperto, con un atteggiamento missionario; la nostra preghiera non dev’essere limitata solo ai nostri bisogni, alle nostre necessità: una preghiera è veramente cristiana se ha anche una dimensione universale.

Invochiamo insieme la materna protezione di Maria Santissima, perché sostenga in ogni luogo la missione dei discepoli di Cristo; la missione di annunciare a tutti che Dio ci ama, ci vuole salvare e ci chiama a far parte del suo Regno.

Papa Francesco

(Piazza San Pietro
Domenica, 7 luglio 2019)

Vivere nella straordinaria grazia di Dio!

Nell’ideologia moderna del “mercato globale” tutto rischia di essere mercanteggiato, tutto diventa merce che ha un prezzo, tutto rischia di essere soggiogato alle logiche del profitto, comprese le relazioni umane. 

In questo nostro mondo diventa difficile parlare di “grazia” per descrivere l’esistenza cristiana, anzi per molti questo linguaggio è del tutto estraneo e incomprensibile. La grazia è un dono immeritato a cui l’uomo non ha alcun diritto e che non può pretendere. La grazia di Dio lo rende “giusto”, lo libera da schiavitù  che disumanizzano, lo libera soprattutto dall’autosufficienza che rende schiavi, e permette una nuova esistenza nell’amore. Vivere in grazia di Dio non si riduce quindi a una condizione di staticità è piuttosto un “vivere per”, è un progetto di vita, lo sforzo di discernere la parola di Dio nella complessità delle situazioni. È ravvedimento dagli errori e tentativo sempre nuovo di costruire rapporti rappacificanti con gli altri. È dedizione e impegno, cura di chi è debole.

 

Veniamo nel mondo per servire e condividere

Cari giovani di New Orleans, cari giovani d’America.

1. Nell’ascoltare quanto mi dite con la vostra presenza e attraverso i vostri rappresentanti, so che siete assai consapevoli di avere una missione speciale in questo mondo, di partecipare alla missione della Chiesa.

So anche che, nell’adempiere alla vostra missione, siete desiderosi di donare, siete desiderosi di condividere, siete desiderosi di servire. E siete desiderosi di fare tutto questo insieme, non soli! In questo voi siete come Gesù: Gesù ha donato e ha servito e non era mai solo. Egli ci dice: “Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo” (Gv 8, 29).

Sì, cari giovani, anch’io desidero parlare della vostra missione, della ragione della vostra esistenza sulla terra, della verità della vostra vita. È estremamente vitale per voi avere un’idea chiara della vostra missione, di evitare la confusione e l’inganno. Nel parlare ai cristiani del suo tempo, san Paolo li esortava esplicitamente: “Nessuno vi inganni in alcun modo!” (2 Ts 2, 3). E oggi dico la stessa cosa a voi, giovani d’America: “Nessuno vi inganni in alcun modo” sulla vostra missione, sulla verità, sulla via che state percorrendo. Non vi lasciate ingannare sulla verità della vostra vita.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI GIOVANI

Stadio «Lousiana Superdome» (New Orleans)
 Sabato, 12 settembre 1987

Vescovo di Prato e Presbiteri della nostra Parrocchia

ESSERE SACERDOTE OGGI

Cosa comporta essere sacerdote oggi, in questo scenario in grande movimento, mentre si va verso il terzo Millennio?

Non v'è dubbio che il sacerdote, con tutta la Chiesa, cammina col proprio tempo, e si fa ascoltatore attento e benevolo, ma insieme critico e vigile, di quanto matura nella storia. Il Concilio ha mostrato come sia possibile e doveroso un autentico rinnovamento, nella piena fedeltà alla Parola di Dio ed alla Tradizione.

Giovanni Paolo II: “Il sacerdote, uomo di Dio che ascolta il tempo con benevolenza e sguardo critico”

Don Santino Brunetti

Don Santino Brunetti

Parroco

Parroco S.Giovanni Battista di Maliseti, vicario foraneo di Prato ovest, direttore della Casa del clero, vicario episcopale per gli immigrati.

 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Giovanni Nerbini

Giovanni Nerbini

Vescovo

S.E.R. Mons. Giovanni Nerbini
Vescovo di Prato

Don Reji Thomas Vechoor

Don Reji Thomas Vechoor

Viceparroco

Reji Thomas Vechoor, 44 anni originario dell’India, che ha il baccalaureato ed è impegnato all’oratorio di Sant’Anna e nella segreteria vescovile.

L’Eucarestia è il segno della reale presenza di Gesù in mezzo a noi. Quindi quando siamo davanti all’Eucarestia siamo alla presenza di Gesù in Corpo, Sangue e Divinità. La nostra natura umana e la nostra razionalità in quel momento possono essere percepiti come un ostacolo ad abbandonarsi a questa grande realtà e verità. Se noi aderiamo con la ragione e con il cuore a questa verità, entriamo nella Potenza della Resurrezione. La nostra vita cambia e si rinnova. Sentire l’Amore di Gesù ci cambia la vita. Ci dice che Gesù si prende cura di ognuno di noi. Allora l’Eucarestia diventa il nutrimento dell’Anima e del Corpo.

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Via Montalese, 387, 59100 Prato Italia

0574/721611   Ufficio del Parroco

 parrocchiamaliseti@outlook.it

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